Massimo Viviano, cameraman di una trasmissione Mediaset, stava realizzando un servizio per la trasmissione Fuori dal coro, condotta da Mario Giordano, quando è finito con l’essere vittima di un pestaggio, finendo presso l’ospedale Villa Sofia. Il servizio che stava girando riguardava proprio lo stupro di Palermo, quello subito dalla studentessa 19enne che ha denunciato la terribile vicenda che l’ha vista protagonista.
Viviano era a lavoro a Montalbo, nel quartiere Montepellegrino quando è stato barbaramente colpito con un casco. Le forze dell’ordine, giunte subito sul posto, hanno ascoltato i testimoni oculari e, da quanto si apprende, a colpire il collaboratore del famoso programma Mediaset sarebbero stati i familiari di uno degli indagati (su Fanpage.it si legge i genitori) per il caso Palermo, tutti arrestati.
Il cameraman ha descritto l’incubo che ha vissuto, parlando di un’aggressione alle spalle, insultato e colpito più volte alla testa con un casco. Stando a quanto diramato a mezzo stampa, la troupe del programma di Rete 4 si trovava per strada, cercando di convincere i familiari degli indagati a fornire qualche dichiarazione sul caso Foro Italico, quando l’operatore è stato colpito.
Ad oggi, Viviano sta valutando se sporgere o meno denuncia e in tanti stanno facendo sentire tutta la loro vicinanza e solidarietà nei confronti del cameraman , colpito violentemente in testa con un casco da uno sconosciuto, che si è poi dato alla fuga. Un fenomeno, quello delle aggressioni ai danni di chi opera nel settore informativo, in triste aumento.
La speranza è che la giustizia faccia il suo corso, dando un nome e un cognome a colui che si è macchiato del reato. L ‘accaduto avviene a distanza di poche ore dalla denuncia di una 17enne presso la stazione dei carabinieri di Valguarnera, in provincia di Enna, a seguito di uno stupro perpetrato da un artigiano locale, forse conoscente che con inganno, l’ha attirata nel suo locale. Poco dopo, è giunta la notizia di una 25enne, originaria di Catania, che pare abbia subito abusi dall’età di 15 anni da parte di un familiare, già finito in cella.