Caso Liliana Resinovich, l’annuncio choc: “Uccisa da…” (2 di 2)

Liliana non fa più parte della dimensione terrena da oltre un anno, ormai, ma ad oggi, tutte le ipotesi su ciò che potrebbe esserle accaduto restano in piedi, dal suicidio, al sequestro culminato in omicidio. Spetta alla procura occuparsi del caso di cronaca che è tutt’altro che risolto. Al momento in cui il suo corpo è stato rinvenuto, la Resinovich aveva 2 sacchetti di plastica trasparente, uno dentro l’altro, intorno alla testa, non troppo stretti alla gola, con il corpo racchiuso in grandi sacchi della spazzatura, uno infilato dall’alto e uno dal basso, mentre il cadavere era rannicchiato, con le braccia incrociate al petto.

Proprio nel corso della puntata di Quarto Grado di venerdì scorso, Gianluigi Nuzzi ha mandato in onda un servizio nel quale il consulente medico legale di Sebastiano Visintin, Raffaele Barisani, ha fatto notare quanto sia piuttosto improbabile che la 63enne triestina sia morta a causa di un’asfissia autoindotta, dunque che abbia deciso di togliersi la vita. A quel punto, è emersa un’altra ipotesi che fino ad oggi non è mai stata portata all’attenzione della stampa. 

Per Liliana potrebbe essere stata fatale un’aritmia, avvenuta dopo il litigio con un aggressore che si sarebbe disfatto del corpo della stessa, collocandolo nei sacchi neri di plastica. Dall’esame autoptico  è stato evidenziato del tessuto fibrotico e una cicatrice. Questi hanno a che vedere con dei problemi cardiaci, forse completamente asintomatici che hanno portato al suo decesso?  Ci si interroga, insomma, sul fatto che Liliana possa essere deceduta per crepacuore, dopo la colluttazione.

Lo spavento dell’aggressione le ha tolto la vita? Dubbi legittimi che aprono nuove piste, quelli emersi nel corso della trasmissione. Sappiamo che Liliana era una sportiva,  che in bici, nel 2020, ha percorso 7000 chilometri, oltre ad essere molto attenta all’alimentazione. Stando a quanto dichiarato dal marito Sebastiano Visintin, non si era mai sottoposta ad un controllo cardiologico e non assumeva farmaci.

Ma nel corso dell’intervista al marito della donna, è lo stesso Visintin ad aggiungere che la moglie, nei giorni precedenti la scomparsa, non si sentiva bene. Malesseri attribuiti, in quel frangente, al vaccino anti-Covid appena fatto. Ma i dubbi non finiscono qui. Ci si chiede con chi la donna avrebbe discusso così animatamente al punto che il suo cuore, già messo alla prova dallo stress per la separazione che intendeva portare avanti, non ha retto. Il consulente medico legale di Sebastiano Visintin, Raffaele Barisani, vuole a tutti i costi che questi grandi interrogativi vengano chiariti ed è per questo che ha chiesto un approfondimento dell’esame istologico del cuore, l’esame dei vetrini cardiaci.

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