Caso Chiara Poggi, nuovo colpo di scena: "Sotto le unghie ci sono.." (2 / 2)

Il delitto di Garlasco vede, ora,  Andrea Sempio,  indagato dalla Procura di Pavia in concorso in delitto con Stasi o persona rimasta ignota. Ricordiamo che già in passato era entrato nell’inchiesta ma che la sua posizione era stata archiviata.

Mentre gli inquirenti dovranno definire la posizione del 37enne,  spuntano delle rivelazioni riguardanti quello che è stato trovato sotto le unghie della povera Chiara Poggi, rinvenuta priva di vita, nell’abitazione in cui viveva con la famiglia, 18 anni fa.

A rompere il silenzio, ai microfoni di un’autorevole agenzia stampa,  è uno degli esperti tirati in ballo nel caso di Garlasco,  facendo delle rivelazioni davvero molto forti, come avrete modo di constatare.

Francesco De Stefano, il genetista che nel 2013 si è occupato del delitto di Chiara, intervistato dall’agenzia Adnkronos,  ha dichiarato: “Il materiale analizzato sulle unghie di Chiara Poggi era in buona parte degradato, non era quantificabile perché mischiato con abbondantissimo sangue della  ragazza non comparabile. Le linee guida dicono che se viene un primo risultato già dubbio e un secondo tentativo non lo conferma è meglio non avventurarsi in interpretazioni. I risultati erano inattendibili”.

Si è pensato ad una nuova inchiesta dal momento che gli sviluppi nel campo della genetica, possono dare risultati più certi. Anche su questo punto,  l’esperto ha espresso il suo parere, dicendo:  “La tecnologia in questo caso non c’entra. Di materiale da analizzare non ce ne è più dal 2013. Se ci fossero stati dei campioni ancora utilizzabili e avessero rifatto le analisi allora uno può dire la tecnologia, ma qui stiamo parlando delle stesse cose di anni fa, si tratta solo di un’interpretazione differente degli stessi risultati” . De Stefano  effettuò l’analisi in un laboratorio accreditato secondo le direttive dell’epoca,  ricordando che le sue conclusioni furono condivise.  Il genetista ha chiosato:  “Non ci sono più tracce da analizzare perché con entrambe le parti coinvolte nel processo, difesa Stasi e consulenti della famiglia Poggi, si è deciso di fare questi tentativi sapendo che avrebbero portato alla distruzione completa del materiale sulle unghie”.  De Stefano raccomanda la massima prudenza,   precisando che il Dna indica un contatto, anche avvenuto alcuni giorni prima, ma non è di per sé un’indicazione di colpevolezza.