Caso Andrea Sempio, la Bruzzone ci va giù pesante: “Vi sembra normale che…” (2 / 2)

Il nuovo sviluppo riguarda la convocazione di Andrea Sempio, chiamato a comparire il 6 maggio nell’ambito della riapertura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nel 2007 a Garlasco. Una decisione presa dalla Procura di Pavia che ha riacceso i riflettori su uno dei casi più discussi della cronaca italiana.

A commentare la vicenda è stata l’esperta Roberta Bruzzone, che in un post ha parlato di “criminologia dell’impalpabile”, esprimendo forti dubbi sul movente ipotizzato dagli inquirenti. Secondo la Bruzzone, si tratterebbe di un elemento che “più che un elemento probatorio sembra un’entità metafisica che aleggia”, difficile da afferrare e privo di una reale consistenza investigativa.

L’esperta ha inoltre criticato alcuni aspetti della ricostruzione, facendo riferimento ai colpi inferti sulle scale senza evidenti tracce compatibili e a un’impronta che, a suo dire, difficilmente potrà essere attribuita con certezza. Nel suo intervento sottolinea come, leggendo il capo d’imputazione, emerga una sensazione di incompletezza, arrivando a sostenere che gli elementi attualmente disponibili non sembrerebbero sufficienti nemmeno per ipotizzare una revisione della condanna di Alberto Stasi.

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In un secondo intervento, la Bruzzone ha ribadito la propria convinzione che la dinamica sia stata opera di una sola persona, escludendo scenari complessi fatti di complotti o più soggetti coinvolti. Ha anche criticato duramente chi, negli anni, ha diffuso teorie alternative prive di fondamento, parlando di “suggestioni tossiche” che avrebbero contribuito a distorcere la percezione pubblica del caso.

Infine, Bruzzone ha rivolto un attacco diretto ai media e ai diffusori di notizie non verificate, accusandoli di aver alimentato narrazioni basate su sospetti e allusioni. Secondo l’esperta, molte ricostruzioni diffuse nel tempo avrebbero finito per danneggiare non solo la ricerca della verità, ma anche la memoria della vittima e il dolore della sua famiglia. Un richiamo forte alla responsabilità dell’informazione, in una vicenda che continua a dividere e a far discutere.