Carmelo Cinturrino, migliaia di euro in contanti trovati in casa: "Mi servono per…" (2 / 2)

Le risposte che tutti cercano sembrano annidarsi in quel tentativo di manipolazione avvenuto subito dopo l’azione violenta a Rogoredo. Carmelo Cinturrino ha infatti ammesso di aver posizionato un’arma finta accanto al corpo di Mansouri, coinvolgendo un collega ignaro nella messinscena.

Questo gesto, inizialmente descritto come un errore dettato dal panico, viene ora riletto dagli inquirenti guidati dal procuratore Marcello Viola come il segnale di un piano più profondo e coordinato.I sospetti degli investigatori si concentrano sulla possibilità che l’affrontonon sia stata un incidente, ma una spedizione punitiva legata a interessi economici nel mondo dello spaccio.

I Carabinieri, coordinati dalla Procura, stanno scavando nei rapporti tra il poliziotto e alcuni informatori del quartiere, cercando conferme a un’ipotesi pesante: la gestione di un giro di denaro derivato proprio dalla vendita di stupefacenti –Nella sua casa diCarpianoin provincia diPaviaperò gli inquirenti hanno trovato e sequestrato la somma di5 mila euro. Che lui ha detto di «essersi fatto prestare in questi giorni per sostenere le spese legali» Il Corriere della Sera ha parlato dei5 mila eurotrovati nella casa in cuiCinturrinoconvive con la fidanzata. Il gip ha confermato la custodia cautelare in penitenziario, sottolineando la pericolosità di un uomo che, forte del suo ruolo, avrebbe potuto continuare a inquinare le prove.

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Oltre ai contanti trovati in casa, sono emersi verbali scottanti firmati da altri agenti indagati, che descrivono Cinturrino come un uomo dai modi bruschi e dai contatti frequenti con i pusher della zona. La sua figura, un tempo rispettata, appare ora come quella di un responsabile che ha tradito la fiducia delle istituzioni.Nonostante Cinturrino continui a dichiararsi estraneo a qualsiasi atto illegale, affermando di non aver mai toccato sostanze proibite, la pressione mediatica e giudiziaria non accenna a diminuire.

La compagna Valeria ha confermato che l’uomo si comportava in modo anomalo da tempo, un segnale ignorato da chi avrebbe dovuto vigilare sulla sua condotta in servizio.Il destino dell’uomo resta ora appeso agli esiti dei rilievi tecnici e delle analisi tossicologiche, mentre la città di Milano si interroga su quanto sia profondo il solco scavato da questa vicenda. L’uomo in fuga dalla verità si trova ora stretto in una morsa di prove e testimonianze, mentre il quartiere di Rogoredo torna a essere il teatro di una giustizia che cerca faticosamente di ristabilire l’ordine.