Calcio Italiano in lutto, l’amatissimo campione è appena venuto a mancare (2 / 2)

Ferrario non ha mai cercato di nascondere la sua natura. In diverse interviste amava ricordare come il calcio fosse cambiato: “Oggi si corre troppo e si pensa poco”, diceva spesso negli ultimi anni. Il suo calcio era basato sulla furbizia, intesa come la capacità di anticipare l’errore dell’avversario. Questa filosofia, che i suoi estimatori chiamavano scherzosamente “Ciapinismo”, non era una mancanza di rispetto per il gioco, ma l’esaltazione dell’intelligenza sulla forza bruta.

Ferrario è stato uno dei pochi a saper passare dalla polvere della provincia alle luci della Serie A (come quando guidò il Brescia nel 1997/98), senza mai perdere la sua ironia tagliente. Per lui il calcio era una questione di “momenti”: sapeva leggere la partita prima che accadesse. In un’epoca che iniziava a riempirsi di computer e statistiche, lui rispondeva con l’occhio clinico di chi aveva passato la vita a studiare i rimbalzi del pallone e le paure degli avversari.Oggi, con la sua scomparsa nel gennaio 2026, si chiude un capitolo di storia sportiva. Paolo Ferrario se n’è andato con la stessa discrezione di un suo gol di rapina: un guizzo finale, un ultimo sorriso beffardo, e la palla che finisce in fondo al sacco della memoria collettiva.

Dr*mma in altomare, traghetto con più di 350 persone affonda Dr*mma in altomare, traghetto con più di 350 persone affonda

Ferrario lascia un’eredità che va oltre le promozioni o le salvezze ottenute. Resta l’esempio di un uomo che, pur arrivando ai massimi livelli (la Serie A con il Brescia e la Nazionale Olimpica), non ha mai dimenticato l’importanza dei campetti di periferia e della dignità del calcio di categoria. Era l’ultimo baluardo di un’epoca in cui gli allenatori parlavano ai giocatori guardandoli negli occhi, e non attraverso uno schermo, e in cui un pareggio strappato con i denti valeva quanto una vittoria spettacolare.

Con la sua partenza, il calcio italiano perde un pezzo di quella poesia ruspante che rendeva ogni domenica un’avventura imprevedibile. Paolo “Ciapina” Ferrario rimarrà per sempre lì, appostato sul filo del fuorigioco della memoria, pronto a rubare un sorriso a chiunque ricordi le sue gesta.