Calazio dell’occhio: quando, perché si forma e come curarlo

Il calazio è un disturbo abbastanza comune, che spesso si risolve spontaneamente, senza lasciare traccia. Scopriamo cosa ne favorisce la formazione, quali sono i rimedi per curarlo e come prevenirne la ricomparsa

Calazio dell’occhio: quando, perché si forma e come curarlo

Il calazio è una neoformazione benigna ed indolore, abbastanza comune che generalmente guarisce spontaneamente. Si presenta come un gonfiore localizzato all’interno della palpebra superiore o inferiore; è il risultato dell’ostruzione e dell’infiammazione cronica delle ghiandole di Meibomio, delle piccole ghiandole sebacee a forma di ampolla capovolta. Queste ghiandole normalmente secernono una sostanza di natura lipidica necessaria per la lubrificazione dell’occhio: il sebo. Quando la ghiandola sebacea non riesce ad espellerlo, questo si accumula all’interno della ghiandola stessa che si gonfia formando una cisti con all’interno del pus. I tessuti a contatto si infiammano. 

Il calazio non è di tipo infettivo, per cui non è contagioso, tuttavia la zona può essere sede di un’infezione batterica secondaria.

Le cause

Le cause non sono del tutto chiare, ma sembra che il disturbo sia più frequente nei soggetti che soffrono di blefarite di tipo cronico e rosacea oculare. In rari casi, il calazio può essere causato da microorganismi patogeni localizzati alla base delle ciglia.

Sintomi

Otre al gonfiore il calazio può causare rossore, senso di pesantezza, perdita delle ciglia, visione offuscata e raramente un leggero dolore localizzato. Quando questi sintomi persistono per un lungo periodo, nonostante gli impacchi di acqua calda ed i massaggi, e soprattutto se compare pus, bisogna contattate immediatamente il medico di fiducia o l’oculista.

Diagnosi e cura

La diagnosi è di tipo ambulatoriale e consiste in un semplice e non invasivo esame visivo della palpebra.

Il gonfiore può essere di varie dimensioni. I calazi più piccoli sono spesso asintomatici e si risolvono spontaneamente entro un mese. La guarigione avviene quando il sebo riesce a defluire dall’orifizio ghiandolare sebaceo. Tale processo può essere facilitato da piccoli massaggi ed impacchi caldi sull’occhio colpito dalla lesione. Tuttavia alcuni calazi possono persistere per settimane e crescere vistosamente all’interno dell’occhio, fino a creare imbarazzanti disagi estetici, ma soprattutto, possono premere notevolmente sulla cornea tanto da provocare gravi problemi visivi, come la distorsione della forma dell’occhio e l’astigmatismo.

Per curare il gonfiore si possono fare degli impacchi di infuso di camomilla o di semplice acqua calda per 10-15 minuti per circa quattro volte al giorno. Questa procedura ammorbidisce la ciste e ne favorisce lo svuotamento. Una terapia alternativa consiste nell’iniettare all’interno di questa del cortisone senza toccare la lesione. La terapia antibiotica orale o topica è inutile se non sussiste un’infezione secondaria.

Se il calazio non si risolve né spontaneamente, né con le opportune terapie, l’oculista potrà decidere ritenere necessario incidere la cisti per asportare il pus accumulato.

Nel caso in cui il calazio si dovesse ripresentare nello stesso punto dell’occhio, il medico potrebbe suggerire una biopsia per studiare meglio la neoformazione, così da evitare ulteriori complicazioni.

Ai soggetti che soffrono di calazio ricorrente si consiglia di pulire bene, tutti i giorni, entrambi gli occhi con specifiche salviettine.

I nostri video tutorial
Santina D'Amico

Cosa ne pensa l'autore

Santina D'Amico - Il calazio, non è doloroso e non è contagioso, ma bisogna comunque prevenirne l'insorgenza con una corretta igiene perioculare e non bisogna trascurare i primi sintomi, così da poter intervenire immediatamente. Il medico di famiglia e l'oculista sanno sicuramente consigliare la migliore strategia d'attacco nei confronti di un'affezione che anche se ha generalmente prognosi positiva, se trascurata può dare complicazioni notevoli. In farmacia troviamo tanti prodotti adatti soprattutto per l'igiene dei più piccoli che sono i soggetti che meno si sanno difendere dalle infezioni che potrebbero insorgere secondariamente.

Commenti

Non ci sono ancora commenti su questo contenuto. Scrivi la tua opinione per primo!