L’autista del bus precipitato a Mestre il 3 ottobre scorso, il 40enne Alberto Rizzotto, sin dalle primissime battute, è stato descritto dai suoi colleghi e da chi lo conosceva bene, in particolare sul posto di lavoro, come una persona di provata esperienza, bravissimo. Rizzotto effettuava periodicamente le visite richieste, lavorando con l’azienda dal 2014. Proprio su di lui, è appena arrivata una sconvolgente notizia che potrebbe rappresentare la svolta nel caso di Mestre.
Il conducente non ha avuto un malore, ipotesi di cui si era a lungo parlato come causa della triste vicenda, e non aveva problemi cardiaci, in quanto la perizia sul muscolo cardiaco di Alberto, alla guida del bus precipitato il 3 ottobre scorso, lo ha escluso.
Dai risultati dell’autopsia, dunque, viene eliminata un’ipotesi che aveva preso piede quando è stata diffusa la notizia del sinistro. Quello che ha determinato il decesso di Rizzotto è ben diverso da un malore e potrebbe rappresentare la svolta nel caso di Mestre, come vi anticipavamo.
Alberto Rizzotto è deceduto per via di un trauma cranico dopo che il bus, da lui condotto, è precipitato da un’altezza di oltre 10 metri, finendo rovinosamente nei pressi dei binari ferroviari, e questo è emerso dall’autopsia, effettuata dai consulenti medico legali, su incarico della Procura di Venezia.
Questi sono i primi risultati medico-legali, mentre mancano ancora gli esiti tecnici sul bus e sul viadotto. Cresce l’attesa per i risultati delle perizie sullo sterzo del mezzo precipitato e ribaltatosi, in modo da verificare se un potenziale guasto sia stato alla base del sinistro, e sul guardrail, per capire se la presenza di una struttura non a norma abbia contribuito a quanto accaduto. Non dimentichiamoci che, il 3 ottobre, hanno perso la vita 21 persone a altre 15 sono state gravemente coinvolte. Rendere verità e giustizia ai familiari è d’obbligo.