Boom di casi di sifilide, fate attenzione a questi sintomi (2 / 2)

Negli anni ’90 era stato lanciato un piano nazionale di prevenzione che sembrava aver risolto il problema. Negli ultimi tempi, però, i numeri di questa patologia sono tornati ad essere molto preoccupanti: nel 2020, l’Oms ha registrato 7,1 milioni di casi nella fascia d’età tra i 15 e i 49 anni, con indici preoccupanti in Canada, Stati Uniti, Australia e Brasile. Nel Regno Unito nel 2022 si è registrato il picco di contagi più alto da oltre 50 anni a questa parte.

Venendo ai sintomi della patologia, la sifilide attraversa diverse fasi: lo stadio primario è quello dell’insorgenza dei primi sintomi, quando sui genitali, sull’ano, in bocca o in gola può comparire un’ulcera. Anche se questo sifiloma tende a sparire dopo poche settimane, la malattia entra nel secondo stadio che si manifesta con la comparsa sulla pelle di macchie rosate di varia forma.

Anche in questo caso, pur non trattandolo con una terapia farmacologica, i sintomi tenendo a scomparire. Non per questo, però, la sifilide sarà debellata, ma progredirà in una forma latente per circa un paio di anni.

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Infine potrebbe esserci un terzo stadio che si presenta anche a distanza di oltre 10 anni dal contagio ed in questo caso può essere coinvolto qualsiasi organo. Nei casi più gravi, quando è interessato l’apparato cardiovascolare e il sistema nervoso centrale, il paziente può andare incontro al decesso.

Per prevenire l’infezione e ridurre al minimo i rischi del contagio è opportuno utilizzare il profilattico nei rapporti intimi, effettuare regolarmente delle analisi del sangue dopo un rapporto non protetto con persona sospetta e, per evitare la forma congenita, di sottoporsi a screening durante il primo trimestre di gravidanza.