Nel Regno Unito, un bambino di tre anni è stato espulso da un asilo statale per presunti “abusi contro l’orientamento sessuale e l’identità di genere”, un’accusa che ha sollevato forti polemiche. Secondo i dati del Department of Education (DfE), nell’anno accademico 2022/2023, 94 studenti sono stati espulsi e altri 82 sospesi dalle scuole primarie per transfobia o omofobia, con 13 bambini tra i quattro e i cinque anni coinvolti in provvedimenti simili.
Il caso ha acceso il dibattito sull’influenza dell’ideologia gender nell’istruzione e sulla possibilità che concetti complessi vengano imposti a bambini molto piccoli. Helen Joyce, di sex Matters, ha definito la vicenda “un esempio estremo di ideologia di genere”, criticando la tendenza a proiettare convinzioni da adulti sui bambini.
Ha inoltre denunciato il fatto che la priorità degli istituti scolastici sembri essere il rispetto delle richieste degli attivisti piuttosto che il benessere degli alunni. Il Department of Education ha difeso la necessità di garantire un ambiente scolastico sicuro per tutti, affermando che nessuno dovrebbe subire violenze o abusi.
Tuttavia, il primo ministro Keir Starmer, che all’epoca dei fatti non era ancora in carica, ha preso le distanze, dichiarando di “non sostenere” tali misure. Il caso solleva interrogativi più ampi sul confine tra educazione inclusiva e imposizione ideologica, specialmente nei primi anni di vita.
Molti genitori e associazioni ritengono eccessivo l’uso di sospensioni ed espulsioni per questioni legate all’identità di genere, specialmente per bambini così piccoli, che potrebbero non avere nemmeno la consapevolezza di tali concetti. La vicenda ha quindi acceso un dibattito acceso sulla direzione della politica educativa britannica e sulle implicazioni del cosiddetto “woke culture” nelle scuole.