
Nella seconda fase dell’indagine, l’attenzione si concentra sulle analisi di laboratorio e sulle possibili spiegazioni delle anomalie riscontrate. I test effettuati su madre e figlia hanno confermato la presenza di una sostanza tossica compatibile con un avvelenamento, mentre nel caso di Gianni Di Vita i test ufficiali non trovano tracce di veleno. .
Le parole di una dottoressa, captate dal Tg1, riportate da Open, sono queste: «Ti dico quello che sto osservando: allora Di Vita ha più di 112 mila piastrine… Poi un’altra cosa: la bilirubina totale è alta. È alta per Sara, Antonella e anche Gianni Di Vita: aumenta sempre di più, è indiretta e non coniugata».
Si tratta di parole proferite da una dottoressa dell’ospedale di Campobasso agli agenti di polizia , registrate a sua insaputa da un cronista del Tg1, lo scorso 28 dicembre, dopo i decessi di Antonella di Ielsi e della figlia 15enne Sara. Il “grezzo” di un audio captato dal giornalista suggerisce che anche il sopravvissuto, il marito e padre Gianni Di Vita, possa essere entrato in contatto con il veleno.

La bilirubina alta, infatti, è un indicatore di emolisi, cioè l’eccessiva distruzione dei globuli rossi, compatibile con l’assunzione o il contatto con la ricina. Il sospetto degli inquirenti è che qualcuno avesse pianificato un triplice delitto premeditato, includendo Gianni Di Vita nel piano della mattanza o che l’uomo possa aver maneggiato la sostanza per ragioni ancora da accertare.
Il caso è ancora aperto e lontano da una conclusione certa. Ogni nuova informazione sembra aggiungere più domande che risposte. Gli investigatori proseguono quindi con ulteriori verifiche, mentre il quadro complessivo resta frammentato e difficile da interpretare con precisione.
In attesa di sviluppi ufficiali, la vicenda continua a rappresentare uno dei casi più complessi e discussi delle ultime settimane, con ancora molti aspetti da chiarire e nessuna verità definitiva emersa.