
La vicenda riguarda il decesso di una madre e di sua figlia avvenuta nei giorni successivi al Natale a Campobasso, inizialmente attribuita a una possibile intossicazione alimentare. Tuttavia, con il passare delle settimane, gli accertamenti hanno portato a una scoperta sconvolgente.
Gli esami hanno infatti rilevato la presenza di ricina, un veleno estremamente potente e privo di antidoto, trasformando il caso in un’indagine per duplice delitto premeditato.
Al centro dell’attenzione degli investigatori ci sono i familiari più stretti di madre e figlia. Il padre, Gianni Di Vita, e la figlia sopravvissuta sono stati ascoltati a lungo in questura come persone informate sui fatti, insieme ad altri parenti e conoscenti.

Aspettiamo che l’autoritĂ giudiziaria ci faccia una comunicazione ufficiale, posso solo dire che l’ultima volta che ho parlato con Di Vita lui era molto addolorato per la tragedia avvenuta, ma allo stesso tempo sereno e tranquillo. Mi ha solo detto di essere a posto con la sua coscienza”. Queste sono state le parole dell’avvocato Arturo Messere, legale di Gianni Di Vita.Â
Le loro dichiarazioni, secondo quanto emerso, sarebbero risultate in parte coerenti ma non del tutto convincenti per chi indaga, tanto che non si esclude la possibilità di nuovi interrogatori. Intanto, sono state sentite almeno altre venti persone per ricostruire ogni dettaglio della vicenda. Gli investigatori stanno cercando di capire non solo come il veleno sia stato somministrato, ma anche da dove provenga. Tra le piste al vaglio, ci sono anche eventuali ricerche online legate all’acquisto della sostanza, mentre sono previsti nuovi sopralluoghi nell’abitazione della famiglia, ancora sotto sequestro.