
Il dramma si è palesato quando il rumore delle pale di un elicottero ha rotto il silenzio di Livigno, trasportando d’urgenza lo snowboarder Cam Bolton verso l’ospedale di Sondalo. Le analisi cliniche hanno rivelato una realtà durissima: il fuoriclasse australiano, durante una sessione di allenamento, ha riportato la frattura del collo, con l’interessamento della vertebra C6.
Incredibilmente, l’atleta inizialmente non si era accorto della gravità del danno, andando a dormire convinto di aver subito solo una brutta botta. Solo dodici ore dopo, al risveglio, il 35enne si è ritrovato immobilizzato dal dolore, costringendo il team medico a un intervento immediato per scongiurare lesioni midollari che avrebbero potuto avere conseguenze gravissime.
La diagnosi ha messo bruscamente fine alla sua corsa verso i Giochi: per Cam Bolton, veterano di tre Olimpiadi, il sogno di Milano-Cortina 2026 si è infranto contro la rigidità di un collare protettivo che dovrà indossare per i prossimi mesi. Nonostante la frattura, l’atleta ha rassicurato tutti sui social, definendosi fortunato per non aver riportato danni neurologici permanenti.

Mentre il mondo dello snowboard cross si stringe attorno al campione, l’incidente solleva nuovamente il tema della sicurezza durante i test pre-olimpici. Il responsabile della spedizione australiana e i medici specialisti monitorano ora ora le condizioni dell’atleta, che ha già iniziato il lungo percorso di stabilizzazione per tornare, un giorno, a sfidare la gravità.
Il cammino verso le Olimpiadi continua, ma per uno dei suoi protagonisti più attesi la sfida si sposta dalle piste ghiacciate alle corsie di un reparto ospedaliero. Resta l’amarezza per un traguardo sfiorato e la consapevolezza di quanto sia alto il prezzo che i campioni pagano per inseguire la gloria a cinque cerchi.