
Il mese di Gennaio, dell’anno 2026, sta per ammainare le vele, ma non prima di aver sferzato l’Italia con un colpo di coda degno dei peggiori inverni d’altri tempi. Mentre il calendario corre verso febbraio, la penisola si ritrova stretta in una morsa di gelo che non risparmia nessuno, trasformando questo scampolo di mese in un vero e proprio banco di prova per la tenuta del sistema Paese.
Non si tratta solo di quella piacevole frizzantezza invernale che invita a un cioccolato caldo, ma di una configurazione meteorologica severa che ha spinto le autorità a correre ai ripari.
Oggi,26 gennaio, la mappa dell’Italia si tinge di un preoccupante colore ocra. Il bollettino dellaProtezione Civileha infatti confermato l’allerta giallaper ben cinque regioni, tracciando una diagonale di instabilità che va dal profondo Sud al profondo Nord. A trovarsi nell’occhio del ciclone (o meglio, sotto il peso delle correnti artiche) sonoCalabria, Campania, Sicilia, Sardegna e Veneto.
È un quadro eterogeneo che vede le isole e il meridione alle prese con mareggiate e piogge battenti, mentre il settentrione deve fare i conti con minime da brivido che mettono a rischio la viabilità e l’agricoltura.

La gravità della situazione è tale da aver smosso i vertici istituzionali: per le ore 13 è stato infatti convocato unConsiglio dei Ministrid’urgenza.
All’ordine del giorno c’è il riconoscimento dellostato d’emergenzaper diverse aree del Mezzogiorno, duramente colpite da fenomeni atmosferici che hanno superato la soglia della normale stagionalità, causando danni alle infrastrutture e isolando alcuni centri abitati.C’è un fascino quasi poetico, seppur gelido, in questa coincidenza temporale.
Siamo infatti entrati nel periodo che la tradizione popolare definisce come i”Giorni della Merla”(il 29, 30 e 31 gennaio). Secondo la leggenda, questi sarebbero i tre giorni più freddi dell’anno, così gelidi da costringere una merla, originariamente bianca, a rifugiarsi in un camino per scaldarsi, uscendone poi definitivamente nera a causa della fuliggine.
Sebbene la scienza meteorologica non sempre confermi questo primato statistico, il 2026 sembra voler onorare il mito con una precisione chirurgica.
Mentre le città si coprono di neve e le coste vengono sferzate dal vento, l’attesa per l’esito del Cdm cresce, poiché da esso dipenderanno i fondi per la ricostruzione e il sostegno alle popolazioni colpite. Gennaio ci saluta così: non con un tiepido tramonto, ma con il ruggito del ghiaccio, ricordandoci che, nonostante il cambiamento climatico, l’inverno sa ancora come mostrare i denti.