L’obiettivo della reclusione è quello anche di rieducare le persone che, come Annamaria, si rendono protagonisti di episodi davvero assurdi. La condanna della donna arrivò nel 2008 e da allora Annamaria è rimasta in penitenziario.
Le autorità hanno avuto sin da subito pochi dubbi che a fare qualcosa al bimbo fosse stato un famigliare e l’attenzione cadde subito sulla madre visto che alcuni suoi abiti come le ciabatte che indossava erano sporche di liquidi organici. Il Dna diede le risposte.
Annamaria ha scontato 16 anni di reclusione per quanto fatto al piccolo Samuele. Dopo questi anni ha trascorso un periodo ai domiciliari e adesso è tornata una persona libera. La donna chiede di essere dimenticata ma la pubblica opinione non potrà sicuramente fare finta di nulla.
Dopo il periodo ai domiciliari la donna è tornata definitivamente libera nel 2018. Da allora non vive più a Cogne ma in Emilia, dove lavora all’interno dell’agriturismo di famiglia. Un cambio netto di vita quella di Annamaria Franzoni. La sua avvocata Paola Savio si è appellata al diritto all’oblio: “Scordate questa storia“
Annamaria stessa vuole cancellare quel brutto periodo della sua vita, quando appunto tolse la vita al piccolo Samuele Lorenzi, suo figlio. La legale ha affermato che anche la famiglia sta cercando ripartire e andare avanti questo in quanto adesso la serenità di Annamaria conta più di tutto il resto.
Per questioni di privacy ovviamente non possiamo riferire il nome dell’agriturismo. Sicuramente Annamaria oggi è una donna diversa, una donna che ha capito i suoi errori che non ripeterà più per il resto della sua vita. Una vita comunque segnata da qualcosa che ha provocato sgomento in una nazione intera.