
Il nome che scuote la cronaca locale è quello di Annabella Martinelli, la cui scomparsa è ora al centro di un delicato fascicolo aperto dalla Procura di Padova. Gli inquirenti, coordinati dal procuratore Antonello Racanelli, stanno cercando di ricostruire le ultime ore della donna per capire se dietro l’evento ci sia stata una pressione esterna insostenibile.
Al momento, l’ipotesi principale resta quella di un gesto volontario causato da asfissia meccanica, poiché i primi rilievi del medico legale non hanno evidenziato segni di un’azione violenta diretta subita da terzi. Tuttavia, a rendere il quadro estremamente complesso è una discussione avvenuta sui social poco prima del decesso, dove la donna scriveva: “Se crepo sappiamo che la colpa è di un uomo che non sa accettare il rifiuto”.
Queste parole hanno spinto i Carabinieri e l’autorità giudiziaria a non lasciare nulla al caso, avviando accertamenti tecnici per identificare con precisione l’utente con cui la Martinelli aveva avuto quel duro scambio digitale. L’obiettivo è verificare se l’uomo in questione abbia avuto un ruolo, anche indiretto, nel determinare il t*agico epilogo della vicenda.

Mentre si scava nella vita privata della donna, l’attenzione resta altissima sulla Brand Safety delle indagini, evitando conclusioni affrettate. Il procuratore ha ribadito che ogni elemento verrà analizzato con il massimo rigore, poiché quel commento rappresenta una pista investigativa che non può essere ignorata, nonostante l’assenza di l*sioni esterne evidenti sul corpo.
La comunità di Padova resta in attesa di capire se quel “rifiuto” citato da Annabella possa essere la chiave di volta per trasformare un’apparente t*agedia solitaria in una responsabilità legale ben definita. Gli accertamenti informatici sui dispositivi della v*ttima saranno determinanti per dare un volto e un nome all’ultima persona che l’ha spinta verso un punto di non ritorno.