
Il corpo di Annabella Martinelli, la studentessa universitaria scomparsa da Padova la sera del 6 gennaio, è stato rinvenuto giovedì sui Colli Euganei. La giovane è stata trovata impiccata in un boschetto sul Monte Oliveto, vicino a Teolo. Le autorità, sin dal ritrovamento, hanno orientato le indagini verso l’ipotesi del gesto volontario.
Il procuratore capo di Padova, Angelantonio Racanelli, ha chiarito che al momento non emergono elementi per ipotizzare responsabilità di terze persone. Una valutazione rafforzata dal contenuto dello zaino della ragazza, dove sono stati scoperti bigliettini premonitori, e da un lungo scritto – una sorta di testamento – lasciato nella sua camera.
I genitori hanno trovato questo documento alcuni giorni dopo la scomparsa, circostanza che spiegherebbe il loro iniziale basso profilo mediatico durante le frenetiche ricerche. Il ritrovamento è avvenuto per caso, grazie a una residente a passeggio con il cane, nonostante l’impiego quotidiano di oltre cinquanta persone tra vigili del fuoco, forze dell’ordine e volontari.

Un dettaglio che ha alimentato critiche sull’efficacia delle operazioni di ricerca. La ricostruzione indica che Annabella abbia percorso in bicicletta oltre venti chilometri dalla sua abitazione padovana fino ai colli, nonostante le temperature rigide. Sul luogo è emerso un particolare inquietante: le sue labbra erano coperte da un cerotto, probabilmente applicato da lei stessa.
Mentre sui social hanno circolato screenshot di un vecchio scambio in cui la studentessa menzionava un potenziale stalker, gli inquirenti al momento escludono collegamenti tra quelle conversazioni e il triste epilogo. L’autopsia è fissata per martedì e sarà fondamentale per dirimere il caso: si è trattato ancora una volta di femminicidio oppure di un gesto estremo?