Alessia Pifferi, le chat nel telefono della ‘mamma’ della piccola Diana (1 di 2)

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Il caso della morte della piccola Diana Pifferi è davvero complesso. A complicare il tutto, non facilitando affatto il lavoro degli inquirenti, sono le continue bugie della madre assassina Alessia Pifferi, riguardanti la sfera lavorativa, affettiva, sentimentale,

Gli investigatori, a tutto tondo, senza fermarsi un attimo, vogliono ricostruire cosa è accaduto alla bambina, definendo i contorni di questa tragica vicenda, andando a ritroso. Cosa è accaduto nelle ore e nei giorni precedenti al ritrovamento del cadavere di Diana, morta di stenti, disidrata con le piaghe addosso, nel suo lettino di via Parea?

Diana ha resistito, senza acqua e cibo, senza poter respirare sotto il caldo rovente di questi giorni, per 5 giorni, prima di morire. Poi si è arresa, al termine delle sue forze. Oggi sul suo corpicino verrà effettuata l’autopsia, oltre agli esami tossicologici sul biberon e alle analisi del Dna sul beccuccio della confezione di En trovata in casa.

Tanti i punti su cui autopsia e esami tossicologici dovranno far luce in primis quando effettivamente sia avvenuto il decesso, in che modo è avvenuto e se la piccola sia stata sedata con una massiccia dose di ansiolitici, al fine che nessuno dei vicini sentisse nemmeno un pianto di disperazione.

La Pifferi ha sempre detto al pm e al giudice di averle somministrato solo gocce di tachipirina, giustificando la somministrazione del farmaco perché la vedeva meno vivace del solito o per lenirle il dolore legato ai dentini che le stavano spuntando. Peccato che di tachipirina non sia stata trovata traccia.