
Un poliziotto dell’organico della Polizia di Stato è finito al centro di una vicenda che unisce il mondo dei reality e quello delle forze dell’ordine. L’agente, assistente capo coordinatore, era apparso insieme alla fidanzata nella stagione estiva del 2024 di Temptation Island, trasmessa su Canale 5. La sua partecipazione è stata scoperta per caso dai superiori, accendendo la televisione durante la stagione estiva e riconoscendo il volto dell’agente.
A fine agosto 2024 i vertici della Polizia hanno inviato all’agente una diffida formale, intimandogli di non prendere più parte al programma. Nonostante l’avvertimento, il poliziotto è apparso in una puntata della stagione autunnale, scatenando l’apertura della procedura disciplinare che ha portato al licenziamento, approvato dopo aver ottenuto il parere del Consiglio di amministrazione per il personale della Polizia di Stato.
L’agente ha impugnato il provvedimento davanti al Tar del Lazio. I giudici amministrativi, in via cautelare, hanno sospeso il licenziamento e disposto la riammissione in servizio, in attesa della decisione di merito, fissata per il 24 marzo. La difesa sostiene che, dopo la diffida, il poliziotto non avrebbe partecipato a nuove registrazioni e che la puntata vista dai superiori in autunno conteneva immagini registrate prima dell’avvertimento.

I vertici della Polizia, al contrario, insistono sul fatto che l’agente fosse effettivamente presente anche nella nuova edizione del reality. Per chiarire la dinamica, i magistrati amministrativi hanno richiesto una relazione dettagliata alla Polizia di Stato e hanno chiesto al poliziotto di produrre una dichiarazione giurata del responsabile del programma di Mediaset, volta a stabilire con precisione cosa fosse andato in onda nella puntata incriminata.
La vicenda, che ha attirato l’attenzione dei media e del pubblico, mette in luce le conseguenze disciplinari della partecipazione dei dipendenti pubblici a trasmissioni televisive senza autorizzazione. Nel frattempo, l’agente continua a lavorare regolarmente, in attesa della decisione definitiva del Tar, mentre il caso solleva interrogativi sul confine tra vita privata e obblighi di servizio per chi opera nelle forze dell’ordine.