Abusa di 200 bimbi, in carcere si fanno giustizia (1 di 2)

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C’è un tema scottante, un tema che, a mio avviso, merita molta più attenzione da parte delle istituzioni e di tutti noi: quello della violenza su minori, bambini e adolescenti, che rappresenta una piaga sociale sempre più diffusa e radicata.

Finché una cosa non ci colpisce direttamente, preferiamo spesso non affrontarla, bypassarla ma è proprio questa mancata attenzione sull’argomento che sta portando alla crescita inesorabile degli abusi su minori.

Essi vengono compiuti prevalentemente tra le mura domestiche o comunque entro il ristretto nucleo familiare, quindi da parte di persone vicine alle vittime anche se non sempre è così, proprio come nel caso di cui sto per parlarvi.

Per abuso, legislativamente parlando, si intende ogni atto compiuto da una persona (adulto o minore) che con la forza, la coercizione o le minacce costringa un minore ad avere qualsiasi forma di contatto sessuale o di attività sessuale.

Ovviamente gli effetti di un abuso sessuale su un minore sono devastanti sotto tutti i punti di vista. I bambini e gli adolescenti che ne sono vittime sperimentano, per tutta la vita, un senso di sfiducia verso il prossimo, tendono ad auto colpevolizzarsi, come se l’orrore che hanno subito non fosse già abbastanza, hanno paura, vergogna.

A tutto questo, sottolineano gli esperti e gli ultimi studi in materia, si aggiungono i disturbi borderline, i disturbi di personalità, la depresione, i disturbi alimentari, le dipendenze.