Tre modi con cui i neonati cercano di comunicare i propri bisogni senza saper parlare (1 di 2)

Tre modi con cui i neonati cercano di comunicare i propri bisogni senza saper parlare

Quando un bambino è ancora troppo piccolo per parlare, i suoi genitori tendono ad interpretare i suoi bisogni attraverso i suoi comportamenti, ma non sempre è facile. Spesso provando a venire incontro alle sue esigenze può capitare di peggiorare la situazione poichè in quel momento si sente sazio invece che affamato, si sente solo invece che assonnato etc etc. Alcuni esperti hanno delineato tre principali metodi con i quali i neonati cercano di comunicare agli adulti ciò di cui hanno bisogno.

Tre modi con cui i neonati cercano di comunicare i propri bisogni senza saper parlare

1) Piangere, per esempio, è uno dei metodi più utilizzati. Ma ci sono diversi tipi di pianto, alcuni dei quali descritti dai pedagogisti:

– Un grido di richiamo. Il bebè piange per 5-6 secondi e poi si ferma per poi piangere di nuovo finchè il genitore non risponde. In questo caso si sente solo.

– Un pianto causato dalla fame. Questo è difficile: spesso inizia come un grido di chiamata, ma nel caso in cui il genitore non intervenga in tempo, il pianto inizia a diventare continuo e disperato. Potrebbe fare delle pause ruotando la testa ed emettendo “schiocchi” con la bocca.


Tre modi con cui i neonati cercano di comunicare i propri bisogni senza saper parlare

Un pianto causato dal dolore. Questo pianto ha un ritmo monotono, forte e costante. Se è ammalato invece assomiglierà più a un lamento che ad un pianto vero e proprio

– Un pianto causato dal sonno. Quando il bambino vuole dormire, ma non ci riesce per qualche motivo, il suo pianto inizia come un lamento che aumenta di volume a seguito di uno sbadiglio. Spesso è difficile distinguere lo sbadiglio dal lamento. Un altro indizio che suggerisce che il bimbo vuole dormire è lo strofinarsi gli occhi o le orecchie”