Le acque si aprono alla 22° settimana: “Suo figlio non sopravviverà”. Ma alla madre riesce il miracolo (2 di 2)

Affinché si possa procedere con le terapie, è necessario che il bimbo abbia trascorso nell’utero almeno 24 settimane (6 mesi). “Tutto ciò che potevano fare per me era monitorare la situazione” ha spiegato Louise “Ma sentivo Joseph scalciare, non potevo semplicemente stare lì ferma a non fare nulla. Dovevo provare a salvarlo“. Nelle parole di Louise si può agevolmente cogliere tutta la forza di spirito che trasmette l’istinto materno e l’amore per il bimbo che si porta in grembo.

Louise e suo marito iniziarono a cercare su internet casi simili e trovarono medici che, in situazioni analoghe, consigliavano di bere sette pinte d’acqua al giorno (circa 3,5 litri). Più la madre beve più il bimbo urina, e l’urina è proprio la maggior risorsa di liquido amniotico nella seconda fase della gravidanza. Grazie alla tenacia della madre e ad una buona dose di fortuna, tutto è andato per il meglio ed il piccolo è nato sano! Una bellissima storia che fortunatamente ha conosciuto il lieto fine. Louise è diventata una sorta di eroe per moltissime donne alle prese con una gravidanza difficoltosa.

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