Piccola Diana, la folla presente al funerale rimane senza parole: ecco cos’è successo (1 di 2)

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Sul cancello del monolocale di Via Parea, ci sono tantissimi pelouche, messaggi, lumini. Campeggia un gigantesco orsetto, quello a cui la piccola Diana si sarebbe, probabilmente, stretta.

Perché i piccoli, si sa, hanno bisogno di essere amati incondizionatamente e Diana questa fortuna non l’ha avuta, quantomeno, non l’ha avuta dalla madre, Alessia Pifferi, che l’ha lasciata morire di stenti.

Sul cancello del monolocale dell’orrore, in via Parea, è affisso il manifesto funebre, quello in cui la piccola compare sul lettone con la sua magliettina bianca, la sua gonnellina da principessa, i palloncini che rendono la foto del suo primo compleanno ancora più scenografica.

Ma al di là dell’apparenza, la realtà è tutt’altra. Diana un compleanno o un battesimo non lo ha mai festeggiato, erano solo mezzi che la Pifferi utilizzava per riscuotere soldi dai familiari. Poi, permettetemi di dirlo, quando la bimba ha rappresentato un ostacolo, un intralcio alla sua libertà, alla relazione che voleva ricostruire, sondando bene se ci potesse essere un barlume di futuro assieme a quell’uomo 58enne di Leffe, è stata gettata via come un rifiuto.

Diana, che ha il nome della dea della caccia, ha cercato di procacciarsi quel cibo che non le era stato lasciato. Nel suo pancino, dall’esame autoptico, sono emersi filamenti di un cuscino che avrà tentato di mordere con la speranza di rimanere disperatamente aggrappata alla vita.