“Non trovavo baby sitter per mia figlia down, poi ho scoperto che…” (1 di 2)

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Storie dell’orrore, che farebbero rabbrividire chiunque abbia un briciolo di sensibilità o meglio, di umanità. Parliamo di un concetto che molti non conoscono, purtroppo.

Le mura domestiche, quelle che riteniamo il nostro porto sicuro, si trasformano spesso, nella cronaca, nella scena del crimine e le vittime sono, in molti casi, i minori, i fragili, coloro che non hanno la possibilità di invocare aiuto.

Immaginiamo di dover, per esigenze lavorative, affidare il nostro bambino ad una babysitter. Ci fidiamo di lei, pensando che possa solo inondare di premure il nostro piccolo.

Impossibilitate a conciliare gli impegni professionali con quelli legati alla gestione della prole, in un modo sempre più frenetico, siamo costrette ad  affidare i nostri figli alle tate.

Chiediamo loro di trattare i nostri bambini come se fossero loro figli e siamo disposte a pagarle profumatamente. L’importante è che non facciano mancare nulla ai nostri pargoli. Questo è quello che accade nella maggior parte dei casi, con le dovute eccezioni.