Italia, neonata muore in ospedale: la tragica scoperta sulla morte da parte dei genitori (2 di 2)

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Per poter comprendere meglio la vicenda che ha sconvolto tutti gli italiani, suscitando indignazione e profonda tristezza, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo. Era il 16 luglio di quest’anno quando una 29enne, residente ad Acireale, si è recata, assieme al marito 37enne, presso il pronto soccorso ostetrico dell’ospedale Cannizzaro per distacco della placenta.

La giovane donna era a 29 settimane e 3 giorni di gestazione, per cui i medici dell’unità neonatale hanno deciso di sottoporla a cesareo, in quello stesso giorno, anticipando il parto per evitare spiacevoli conseguenze al nascituro. La piccola è venuta al mondo prematura ma sana. Pesava solo 1 chilo e 316 grammi, quindi è stata trasferita in incubazione presso la terapia intensiva neonatale.

Il 26 luglio, una dottoressa ha comunicato ai genitori il sospetto che la piccola fosse stata colpita da un’infezione non ancora identificata dai medici. Solo quattro giorni dopo, il 30 luglio, è arrivata la conferma: la neonata era risultata positiva al Serratia marcescens, un batterio che si contrae principalmente nei ricoveri ospedalieri, oltre che durante il posizionamento di cateteri per via endovenosa, intraperitoneale e urinaria, nell’inserimento di strumentazioni mediche per agevolare la funzionalità respiratoria, durante trasfusioni e infusioni endovenose contaminate.

Si tratta di un batterio che non dovrebbe mai esserci in luoghi sterili, come le sale parto. Dal giorno della diagnosi in poi, le condizioni della piccola sono peggiorate sino al 10 agosto, giorno in cui è stata chiesta l’autorizzazione dei genitori per somministrarle un antibiotico che viene consigliato nei bambini dai 6 anni in su e che ha, tra gli effetti collaterali, l’arresto cardiaco. L’11 agosto la piccola è spirata per insufficienza cardiaca concausata dai farmaci.

Da allora i genitori, rimasti orfani della loro primogenita, chiedono giustizia. Dopo la presentazione di un esposto alla Procura di Catania, la stessa gli ha convocati, ieri, presso i suoi uffici. Qui sono stati interrogati e hanno depositato la documentazione clinica in loro possesso. Sarà compito degli inquirenti ricostruire quanto accaduto alla piccola.

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