Diana Pifferi: la scoperta choc ad un mese dalla morte (1 di 2)

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Una storia terribile, quella della piccola Diana Pifferi, lasciata morire di stenti dalla madre, Alessia Pifferi, oggi rinchiusa nel carcere di Rebibbia, sorvegliata a vista, h24, per paura che possa compiere gesti estremi o che altre detenute possano aggredirla.

Su di lei pende un’accusa gravissima, quella di omicidio volontario, ma la sua posizione potrebbe ulteriormente aggravarsi, dopo l’esito degli accertamenti tecnici sul contenuto del biberon, ritrovato accanto al lettino da campeggio in cui è avvenuta la macabra scoperta del corpo senza vita della bimba.

Gli inquirenti sospettano che la Pifferi, 37anni, possa averle somministrato benzodiazepine, in quanto, nel suo appartamento in via Parea, nel quartiere di Ponte Lambro, alla periferia est di Milano, è stato trovato un flacone quasi vuoto di En.

E’ trascorso un mese dai funerali della piccola, la cui storia ci ha lasciato sgomenti, trattandosi, senza ombra di dubbio, di uno dei casi di cronaca nera più efferati di quest’estate rovente.

Eppure tanti dubbi permangono: chi sia il padre biologico della bambina, la sussistenza o meno di un vizio di mente della madre assassina, il motivo effettivo per cui una mamma sia stata capace di uccidere la figlia. Perché in tanti, dinnanzi a questa tragedia, si chiedono se davvero una donna che ha messo al mondo una creatura possa poi toglierle la vita.