Morte Julia Ituma, la confessione dell’amica: il giorno prima di morire lei ha.. (2 / 2)

In tantissimi sono sotto choc per l’improvvisa dipartita della Ituma, una pallavolista di grande talento che aveva da poco disputato un’importante partita con le sue compagne di squadra; le stesse che oggi le hanno dato l’ultimo saluto dopo che la salma della pallavolista è rientrata in Italia per i funerali.

Tra coloro che hanno voluto spendere delle parole davvero molto forti per la morte di Julia, troviamo Anna Piovesan, schiacciatrice 19enne dell’Esperia Cremona, che ha messo nero su bianco una lettera indirizzata all’amica scomparsa, consegnandola Poi al Corriere che ha pubblicato il suo scritto.

Riprendo fedelmente le sue parole: “”Non saprò mai davvero cosa ti ha dato la forza di saltare nel vuoto. Ipotizzerò, cercherò di capire, di ragionare. Tu c’eri nel periodo più brutto della mia vita e avrei voluto sapere che ora stavi affrontando il tuo, nonostante mi ripetessi sempre che andava tutto bene, che eri felice. Probabilmente, vedendoti di persona, lo avrei compreso. Dovevamo farlo quando saresti tornata dalla Turchia. Forse, proprio perché avevamo dei programmi, non realizzo ancora del tutto cosa è successo.

Anna ha parlato anche della loro telefonata del giorno prima, e del modo in cui le è stato comunicato che la sua Julia era morta. Giovedì mattina, 13 aprile, giorno in cui il cadavere della pallavolista è stato rinvenuto da due dipendenti dell’hotel, Anna era il classe e il cellulare le si è illuminato. E’ stato allora che le sono arrivati dei messaggi, e poi delle chiamate, tutti con su scritto: “Ma sai cosa è successo? Stava male?”, sino ai primi articoli sui siti e sui quotidiani di cronaca . La lunga lettera della Piovesan continua così: “Ci siamo scritte il pomeriggio prima. Potevi chiamarmi, potevi dirmelo. Avrei fatto qualunque cosa, lo sai”.Avevano parlato dei playoff, scherzandoci su. Julia avrebbe affrontato Chieri, la squadra che detiene il cartellino di Anna.

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Un incontro, quello di Julia e Anna, avvenuto in Nazionale, come Anna stessa racconta: “In panchina, a vedere giocare le altre, visto che riuscivamo a malapena a prendere la palla in volo. Poi siamo arrivate in A, con i nostri tempi e la nostra fame. Ci eravamo promesse le Olimpiadi insieme, senza sapere ancora in che ruolo. Un po’ bande, un po’ opposte. Ero alle prese con un brutto infortunio, tutto era buio. Non vedevo la luce, non capivo cosa fare stavo male, fisicamente e mentalmente. Fra le amiche che mi tenevano la mano e che mi aiutavano a scendere zoppicante le scale, ovviamente, c’eri anche tu”. Parole che sono un vero e proprio colpo al cuore, oggi che Julia non fa più parte della dimensione terrena.