Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo grattato compulsivamente un biglietto sperando di trovare quella combinazione fortunata che cambi la vita. Molto raramente qualcuno riesce a gioire, mentre per molti altri diventa solo una fastidiosa dipendenza che svuota il portafoglio.
Ha dell’incredibile la vicenda di due camionisti romani, Pierluigi e Massimo, che lavorano in tutta Italia, ma che ogni sabato si incontrano a Roma, in un bar della Romanina, per giocare al Gratta e Vinci. Si erano promessi di fare a metà in caso di vincita, ma quando Massimo si è ritrovato in mano il fortunato biglietto, quel patto espresso solo a voce è venuto meno.
“Quel sabato ci siamo incontrati al bar e io come sempre ho dato a Massimo cinquanta euro, lui ha messo i suoi con la promessa di acquistare i biglietti e di rivederci il lunedì“, ha raccontato il camionista Pierluigi. Quel lunedì l’appuntamento saltò per una brutta caduta, ma Massimo aveva già acquistato 5 biglietti da 20 euro ed aveva scoperto di aver grattato quello vincente da 5 milioni di euro.
Entusiasta, Massimo invia al collega camionista una foto del biglietto vincente commentando così: “Abbiamo svoltato!”. Peccato che, il povero Pierluigi, quei soldi non li vedrà mai. Offrirà loro persino una sistemazione in Abruzzo per alcuni mesi, in quanto temevano che qualcuno potesse rubargli il biglietto visto che alla Romanina si era sparsa la voce.
Sebbene non avesse mai dato i soldi all’amico, ad un certo punto il camionista Massimo gli fa una proposta: “Mi disse che voleva acquistare un’autofficina, lui era il titolare io figuravo come dipendente. Non avevo nulla per dimostrare che avevo partecipato all’acquisto di quei biglietti così lo presi come un atto di gentilezza anche se poi ho cercato di chiederli i soldi, comunque cercammo il locale e lo trovammo. Impiegammo appena quattro mesi e l’autofficina dopo la vincita di maggio fu aperta a ottobre. Dopo quattro mesi pretese di vendere l’attività, io mi opposi e fui anche minacciato di morte con persone che si sono prese almeno il 60 per cento dell’attrezzatura”. Una storia davvero incredibile che ci insegna forse che non ci può mai fidare quando ci sono in mezzo tanti soldi.