I possibili rischi dello svezzamento: le allergie

Nel primo anno di vita il bambino assume pochi alimenti ed è relativamente facile capire a quali è allergico. Dopo lo svezzamento, le cose si fanno più complicate e la diagnosi e la cura delle allergie richiedono un iter più lungo.

I possibili rischi dello svezzamento: le allergie

Soprattutto nei bambini che hanno genitori sofferenti di allergie alimentari, la somministrazione di nuovi alimenti richiede particolare attenzione, per il rischio che possano determinare manifestazioni allergiche.

L’allergia è una manifestazione anomala dell’organismo nei confronti di una particolare sostanza, chiamata “allergene“, che in altri individui non produce alcun disturbo.

Nel corso del primo anno di vita, le allergie alimentari possono essere frequenti, a causa della maggior permeabilità dell’intestino alle sostanze contenute nei cibi. Gli alimenti a cui i bambini sono maggiormente allergici sono:

  • latte vaccino
  • uovo
  • pesce
  • frumento
  • pomodoro

Man mano che il piccolo cresce si strutturano meglio anche le sue difese ed il rischio di allergia diminuisce; così si possono introdurre progressivamente anche gli alimenti a rischio. In ogni caso, di fronte al manifestrasi di disturbi che potrebbero segnalare un’allergia, è indispensabile chiarire se si tratti di vera allergia oppure di intolleranza alimentare, in quanto i sintomi possono essre gli stessi: vomito, diarrea, orticaria, prutrito, dermatite, asma, mal di testa.

All’atto pratico per distinguere tra allergia e intollerenza, si può osservare che le intolleranze alimentari sono legate alla quantità di alimento ingerito, mentre per l’allergia alimentare è sufficiente una minima quantità di cibo “proibito” per scatenare la reazione allergica.

Per questo motivo, in caso di intollerenza alimentare si consiglia in genere una dieta di limitazione, che prevede quantità ridotte degli alimenti che disturbano, mentre nelle allergie è necessaria la loro totale eliminazione.

Dopo lo svezzamento, per capire se un bambino è allergico, sono necessari test cutanei, particolari esami del sangue.

Se viene diagnosticata un’allergia, la strada da percorrere sarà lunga e difficile, tanto che sarà il pediatra a dover valutare anche in termini di rischio-beneficio, se vale la pena o no imporre una dieta terapeutica.

Nel caso comunque la dieta si renda necessaria, possiamo consolarci perchè in genere viene protratta per un tempo limitato, in quanto l’allergia alimentare si risolve in media nel giro di 1-3 anni. Salvo rari casi nei quali può persistere per tutta la vita. Bisogna in ogni caso seguire la dieta terapeutica in modo scrupoloso, evitando qualsiasi contatto con l’alimento incriminato.

Si tratta di una terapia impegnativa, perchè costringe ad evitare cibi spesso graditi e diffusi, con un conseguente senso di frustrazione e con il rischio di incorrere in carenze nutritive, se gli alimenti esclusi non vengono adeguatamente sostituiti. L’attenzione deve essere costante, perchè spesso i prodotti da evitare si ritrovano come ingredienti di altri alimenti. Il latte in polvere, per esempio, può essere usato per confezionare i wurstel e altri tipi di salumi insaccati; l’uovo lo si può trovare, come legante, in moltissimi dolciumi e gelati e anche l’amido del grano è spesso utiizzato per addensare creme e budini.

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Cosa ne pensa l'autore

Silvana Franchini - Non ci si deve preoccupare troppo se, dopo aver assaggiato un alimento, il bimbo ha conati di vomito. Sicuramente non bisogna insistere con il pasto, ma non è detto che si tratti di allergia. Il vomito può essere dovuto ad altre cause, anche solo al fatto di aver sforzato il piccolo a mangiare qualcosa che in quel momento non gradiva. Perché si parli di allergia devono comparire contemporaneamente alcuni di questi sintomi evidenti: vomito, diarrea immediata, reazioni cutanee tipo orticaria su varie parti del corpo. In caso di allergia, la pelle appare leggermente sollevata, punteggiata di chiazze rosa pallido al centro, che provocano prurito.

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